Anche la Francia verso l’immigrazione usa e getta

meltingpot.org 10 mai 2006
 

In linea con i principi di armonizzazione delle politiche europee, anche in Francia il Governo si dirige verso l’imposizione di una legge sull’immigrazione molto simile al Testo Unico sull’immigrazione in vigore in Italia.

Superato lo scontro sulla legge per le pari opportunità, che conteneva il contestato Contratto di Primo Impiego, è iniziato ora l’iter parlamentare per l’entrata in vigore della riforma del CESEDA, il Codice per l’ingresso, il soggiorno e il diritto all’asilo dei cittadini stranieri.

Il 26 aprile scorso la proposta di legge è stata discussa dalla Commissione Leggi dell’Assemblea Nazionale, che ha adottato circa 90 emendamenti dei 200 presentati. Lo scorso 2 maggio è iniziato invece l’esame da parte dei deputati dall’Assemblea Nazionale, procedura lunga ed ancora in corso, il cui esito sarà forse conosciuto solo a partire dal 16 maggio. Successivamente la proposta di legge dovrà passare all’esame del Senato e, secondo l’iter abituale, ritornare successivamente all’Assemblea nazionale per una seconda lettura.

Ma il Governo pare avere fretta di introdurre la legge e ha decretato lo stato di urgenza, che accelererà i passaggi consentendo una sola lettura per ogni assemblea del Parlamento.

I punti di contatto con la legislazione europea in materia di immigrazione sono parecchi, ma è l’introduzione del concetto di immigrazione per motivi di lavoro, attraverso un meccanismo corrispondente al contratto di soggiorno, la novità che stravolge in buona misura la precedente normativa in materia di immigrazione in vigore in Francia. Non solo in Francia si vuole introdurre il concetto dell’ingresso nel territorio nazionale per ragioni di lavoro, ma si tenderà a limitare questa possibilità ad alcune categorie di lavoro, stabilite annualmente dal Governo in base a criteri che assicurino lo sviluppo e il progresso della nazione. E’ lo slogan dell’immigrazione scelta, coniato dal Ministro dell’Interno Sarkozy ma molto simile a quello italiano dell’ immigrazione governata, che - denunciano i movimenti dei migranti - corrisponde alla razzia dei cervelli stranieri per importare lavoro cognitivo a basso costo e on demand.

Se quindi l’erogazione del permessi di soggiorno per lavoro deve avvenire in seguito alla stipula di un impiego che corrisponda alle indicazioni presentate dal Governo, il soggiorno per tutti gli altri motivi sarà invece fortemente scoraggiato. La legge che riforma il CESEDA dichiara guerra ad un’immigrazione definita subita, guerra a tutti gli immigrati che soggiornano in Francia, anche da lungo tempo, per motivi di famiglia o altro. La legge introduce una serie di requisiti - la conoscenza della lingua francese, il certificato di “adesione ai principi della Repubblica” rilasciato dal Sindaco, l’idoneità dell’alloggio (la casa, oltre che grande deve addirittura essere ubicata in una zona adatta alla residenza di stranieri, il reddito sufficiente al mantenimento dei familiari da ricongiungere, la valutazione della composizione del nucleo familiare - che rendono sempre più impossibili i ricongiungimenti familiari, oltre che minacciare gravemente l’accesso ai diritti sociali dei cittadini stranieri e facilitare la perdita del permesso di soggiorno.

Centrale anche l’abolizione di una norma - frutto delle lotte dei Sans Papiers culminate nel 1997 con l’occupazione della chiesa di San Bernardo a Parigi - che consentiva ai migranti senza documenti presenti da almeno 10 anni sul territorio nazionale di acquisire a pieno diritto lo status di regolare. Nonostante il dibattitto in aula sia stato agguerrito su questo punto, la votazione dei deputati ha finito per dichiarare la clandestinità perpetua per migliaia di persone.

La Francia si appresta a recuperare velocemente il ritardo della propria normativa rispetto a quella dei Governi di Inghilterra, Italia e Spagna, come questi lo fa mascherando le discriminazioni in materia di diritti con pretese umanitarie e buoniste, sostenendo che la proposta definita demagogicamente immigration choisie scongiura il razzismo e la perdita dell’identità nazionale da parte delle terze e quarte generazioni.

Alla spregiudicatezza del Ministro Sarkozy, sempre più incontenibile nelle dichiarazioni, rispondono i movimenti ed il coordinamento Uni(e)s contre une immigration jétable lanciando una Manifestazione nazionale a Parigi sabato 13 maggio anticipata dalla giornata di sabato 29 aprile che in tutto il paese ha vistono migliaia di persone in piazza “contro l’idea dell’immigrazione utile, che intende gli immigrati come attrezzi da lavoro per la prosperità nazionale, da buttare via dopo l’uso”.

Partendo dalla manifestazione europea del primo maggio a Parigi, si diffondono le adesioni alla mobilitazione contro il tentativo di precarizzare le esistenze, avviato in Francia attraverso il CPE e il CNE, "dispositivi che, come le misure contenute nella CESEDA, mirano alla precarizzazione della società e alla inégalité des chances”.